lunedì 17 marzo 2008

Uroboros



E' un periodo.
Intendo, un periodo un po' strano. Sono troppo nervoso. Ma non quel nervoso che ti fa saltare alla giugulare di uno sfortunato interlocutore. Un nervoso paranoico.

Sono costantemente in allarme per qualsiasi cosa. Se suona il telefono mi domando che brutte notizie mi aspettano, se suona il citofono salto sulla sedia, se lascio il lavoro e la nuova funzione che ho scritto non è stabile continuo a pensarci fino al giorno dopo. Fortunatamente la maggior parte delle volte maschero il tutto nascondendolo tra le viscere o peggio calmandomi con del Lagavulin del post di cui sotto. Sfortunatamente sta cosa non sta passando.

E' vero: ci sono delle porte aperte che aspettano di essere chiuse. Come è anche vero che sono sempre stato un tipo "paranoico" ma di rado lo faccio notare (o almeno credo).

Però non saprei, questo periodo mi sento anche più preoccupato del solito.
Analizzando i miei attuali problemi:

- due esami che non ho voglia di fare per prendere questo tanto agognato pezzettino di carta
- la chiusura di un progetto al quale lavoro da un anno e mezzo e del quale sono l'unico responsabile
- cercare una casa in affitto con la mia ragazza (e il problema sta solo nel "trovare" una casa in affitto che mi piaccia e costi il giusto. Non sta assolutamente nel fatto di andare a vivere da solo con la mia ragazza, anzi)
- l'affidamento di un ruolo di estrema responsabilità a lavoro, da iniziare dopo la conclusione di questo progetto. Decisione basata solamente sul fatto che il mio capo ha parlato con me e "gli sono piaciuto", ma non ha mai analizzato quanto ho fatto in passato. In pratica: paura di deluderlo (ed essendo una persona che stimo moltissimo, questa cosa pesa)

Ok. Non è roba da poco, lo riconosco. E andando a scavare sono anche tutte cose positive. Ma è proprio questo il punto: credo di essere al limite della pressione che sono in grado di sopportare.

Ci sono due punti che vanno evidenziati della mia personalità per poter venire a capo del problema vero e proprio:

- Do il meglio di me stesso quando sono sotto pressione, il che è positivo per i risultati, ma distruttivo per me.

- Mi sento in colpa con me stesso per non essere riuscito, in passato, a dimostrare quanto pensavo di valere, spesso per pigrizia. Discorso che si applica maggiormente all'ambito scolastico in senso lato. Credo che ora quindi mi voglia riscattare.

Unendo i due punti e la considerazione sulla mia sopportazione di cui sopra, viene un quadro piuttosto spaventoso: voglio cercare di "rimediare" a quello di cui mi sento in colpa di non aver fatto e quindi mi "drogo" di pressione. Ma la stessa pressione mi corrode e mi alzo alle 3 di notte perchè non riesco a prendere sonno, causando alla lunga meno lucidità e meno abilità in campo lavorativo.

La soluzione? Semplice: rinunciare a questo arrivismo esistenziale e dormire sonni tranquilli, che però mi renderebbe in colpa con me stesso perchè non sentirei di "adempiere" al mio "dovere".

La soluzione vera? Avere pazienza e prendere melatonina finchè non comincio a chiudere qualche porta. Nel frattempo cercare di razionalizzare il tutto scrivendo. Cosa che mi ha appena rilassato.

4 comments:

Rendal ha detto...

Benvenuto nel club "Scrivi che ti passa..." :P
Poi magari ne parliamo di persona di quanto hai scritto. Scegli pure a tuo comodo quando sarà quel poi.

Ah, da ieri il nostro club è gemellato con il club "...ma anche no", quindi non garantisco niente.

.m. ha detto...

beh, intanto grazie!
anche perché leggendo te, mi sono rilassata anch'io.

che poi la tensione e il nervoso nelle vene sono genetici, o genetiche?
mah, i misteri dell'italiano.

mi hai dato l'idea delle categorie per il mio blog, che inizia a non capirsi più un cazzo.

ciao

Cristian ha detto...

Ma prego!
E' incredibile come un post che ritenevo noioso per gli altri si stia invece rivelando interessante.

A presto!

Anonimo ha detto...

se non funziona lo scrivere puoi sempre cambiare droga.

andrea s.